Prevenzione

Se fa male la gola…

Con il freddo arriva il fastidioso mal di gola

Il mal di gola è la classica malattia dei periodi freddi dell’anno ma certamente non è un’esclusività dell’inverno. Lo sanno bene quelli che hanno avuto la vacanza rovinata dal mal di gola in piena estate. In realtà le basse temperature rappresentano semplicemente una condizione predisponente perché favoriscono l’infezione microbica che è poi la reale causa del mal di gola. Nella larga maggioranza dei casi si tratta di un’infezione virale mentre solo in una percentuale piuttosto modesta di casi l’agente responsabile è un batterio. Questo rappresenta un aspetto di non trascurabile rilevanza perché è alla base dell’inutilità della terapia antibiotica, inefficace nei confronti dei virus, che troppo spesso vediamo utilizzare da subito per il trattamento del mal di gola.

Perche il freddo favorisce il mal di gola?
La gola è una sorta di anello che rappresenta la via di ingresso nel nostro organismo per aria ed alimenti che a valle della gola seguono poi percorsi distinti: la prima verso l’albero respiratorio i secondi verso il tubo digerente. Tutto intorno a questo anello si trovano le tonsille che sono composte dalle cellule preposte a difendere il nostro organismo dalla infezioni, i linfociti: a destra e a sinistra le tonsille palatine, in basso la tonsilla linguale, in alto le tonsille faringee. Nel linguaggio comune quando si parla di tonsille si fa riferimento a quelle palatine mentre le tonsille faringee vengono indicate con il termine di adenodi. In ragione della loro posizione strategica le tonsille rappresentano la sede dove le cellule che ci proteggono dalle infezioni possono venire in contatto con eventuali agenti patogeni provenienti dall'esterno, quali microbi o virus, innescando la risposta del sistema immunitario. L’esposizione all’aria fredda o anche troppo secca, come accade d’estate negli ambienti climatizzati, favorisce l’irritazione della mucosa che a sua volta agevola l’instaurarsi dell’infezione. Questo è soprattutto frequente quando si respira con la bocca invece che con il naso perché l’aria fredda e/o secca arriva direttamente sulla gola senza aver subito quel processo di condizionamento (umidificazione e riscaldamento) che si verifica durante il transito dell’aria attraverso le cavità nasali.

Come si riconosce?
Il quadro clinico, nella generalità di casi piuttosto lieve, è per lo più caratterizzato da una sensazione di secchezza e bruciore alla gola e spesso accompagnato dalla sensazione di avere un corpo estraneo e da difficoltà nella deglutizione. In caso di infezione batterica spesso si osserva la presenza di placche (piccoli accumuli di pus, dal colore biancastro) sulla superficie delle tonsille che risultano tumefatte e doloranti.

Quali rimedi?
Se nell’immaginario collettivo il freddo è il principale determinante del mal di gola, non sorprende che il caldo venga considerato un vero toccasana. Non a caso le “nonne consigliano” di tenere la gola ben coperta con una sciarpa di lana e di assumere bevande tiepide di varia natura, quali latte con miele, tisane e infusi vari, brodo di pollo e… chi più ne ha più ne metta. Invero, se da un lato non vi è dubbio alcuno che questi consigli certamente non nuocciano dall’altro è piuttosto improbabile che la loro efficaica vada oltre un semplice sollievo del fastidioso disturbo. Il mal di gola è molto spesso causato da virus, microbi notoriamente non sensibili agli antibiotici. Nonostante ciò, è purtroppo molto diffusa l’abitudine di trattare il mal di gola da subito con la terapia antibiotica, comportamento del tutto ingiustificato. E’ inutile ricordare che, come sempre accade in medicina, tutto ciò che è inutile va considerato dannoso. L’uso indiscriminato degli antibiotici, infatti, è alla base del preoccupante problema della resistenza antiobiotica che sempre più diffusamente viene acquisita da germi coinvolti nella patologie dell’uomo e nei confronti dei quali abbiamo un armamentario terapeutico che si va riducendo in modo preoccupante. I prodotti che agiscono localmente rappresentano, invece, un’ottima risorsa terapeutica soprattutto nel caso degli antinfiammatori, disponibili in commercio prevalentemente in forma di spray o pastiglie, che sono in grado di alleviare significativamente la sintomatologia. Questo effetto non è prorpio invece dei semplici antisettici che esercitano soltanto una blanda azione disinfettante locale. In caso di disturbi particolarmente rilevanti o di persistenza della sintomatologia per più di 3-4 giorni vale la pena rivolgersi al medico per valutare l’opportunità di instaurare una terapia antibiotica.