Prevenzione

Le tonsille servono davvero?

Da bambini ci siamo posti questa domanda ogni volta che il mal di gola ci ha colpito

Le tonsille sono state, sono e saranno sempre lo spauracchio dei bambini. Chi di noi, infatti, non ricorda qualche cugino o amico (o anche se stesso) nel letto di un ospedale dopo un intervento di tonsillectomia a mangiare un gelato perché la ferita si rimarginasse più in fretta? Ogni anno in Italia circa 71.000 persone, soprattutto bambini, vengono sottoposte all'operazione di rimozione chirurgica delle tonsille. Si tratta di un intervento ormai di routine che, tuttavia, non deve essere sottovalutato. Facciamo il punto su cosa sono, a che cosa servono le tonsille e sul perché a volte devono essere rimosse.

Che cosa sono le tonsille?
Le tonsille (conosciute anche con il nome di derivazione greca “amigdale”, per la loro forma ovoidale simile a quella di una mandorla) sono piccoli ammassi di tessuto linfatico posti nella parte posteriore delle bocca, in una zona denominata “istmo delle fauci”. Le tonsille vengono distinte in “palatine”, situate ai lati del cavo orale, “faringee” (anche note come “adenoidi”), situate dietro alle fosse nasali dove il naso comunica con la faringe appena dietro e in alto rispetto al palato molle e all'ugola e “linguale”, isole di tessuto linfatico situate dietro alla base della lingua. Trovandosi in posizione strategica all'inizio del tragitto dell’aria che respiriamo e del cibo che ingeriamo, le tonsille svolgono una fondamentale funzione di difesa dell’apparato respiratorio, proteggendolo da possibili microorganismi presenti nell’aria e negli alimenti. Questi organi, nel loro complesso, costituiscono una delle parti più importanti del sistema difensivo immunitario delle prime vie aeree. La loro azione si esplica tuttavia quasi esclusivamente nei primi anni di vita, sino ai tre-quattro anni per le adenoidi, sino agli undici-dodici anni per le tonsille.

Quando possiamo parlare di tonsillite?
La tonsillite è un’infezione per lo più virale molto frequente nel bambino. Spesso l’infiammazione è estesa anche alle adenoidi (adeno-tonsillite), o alle regioni circostanti (faringo-tonsillite). Meno frequentemente gli agenti causali sono batteri (quello più frequentemente coinvolto è lo Streptococco). I sintomi generali sono la febbre, a volte anche alta, compromissione dello stato generale con cefalea, astenia, malessere, nausea, vomito e dolore addominale. I sintomi locali sono “faringodinia” (mal di gola) con “disfagia” (dolore durante la deglutizione) ed “otalgia” riflessa (dolore irradiato all’orecchio); frequente è anche l’alitosi (alito cattivo). Le tonsille in questi casi appaiono tumefatte ed arrossate, a volte ricoperte da essudato biancastro (le tante temute “placche”); possono essere presenti adenopatie, ossia l’aumento delle dimensioni dei linfonodi del collo.

Le tonsilliti possono “complicarsi”?
Di solito l’infezione tonsillare, se diagnosticata e curata correttamente, si risolve completamente senza lasciare alcun danno. Altre volte il ripetersi nel tempo delle tonsilliti può portare allo sviluppo di complicanze quali infezioni ricorrenti all’orecchio, disturbi del sonno che sono spesso responsabili di difficoltà di concentrazione e di facile irritabilità del bambino, anomalie dentarie, quali malocclusioni o affollamento dentario, problematiche cardiache o renali. Le stesse complicazioni possono presentarsi anche nell’adulto, con esclusione di quelle relative alle adenoidi, che tendono a scomparire durante lo sviluppo nell’epoca della pubertà intorno ai 14-15 anni. Tra le complicanze più gravi che possono verificarsi nell’adulto ricordiamo l’ascesso peritonsillare (in questi casi l’infezione dalle tonsille si diffonde in profondità formando una raccolta di pus tra tonsilla e parete della faringe che deve essere sempre prontamente evacuata con un intervento chirurgico) e la setticemia (l’infezione attraverso il sangue si diffonde in tutto l'organismo).