Persona

Quando l’intestino diventa pigro

Un adulto su cinque soffre di stitichezza. Colpa della vita sedentaria e di abitudini alimentari sbagliate

La stitichezza (o stipsi) interessa circa il 20-40% delle persone sopra i 65 anni di età ma non risparmia i soggetti più giovani; colpa della dieta povera di frutta, cereali e verdure e dello scarso apporto di liquidi. Anche la sedentarietà facilita la stitichezza perché riduce la motilità dell’intestino. La conseguenza del rallentato transito intestinale delle feci è un eccessivo riassorbimento di acqua, con formazione di feci molto dure e difficili da espellere.

Quando l’intestino bussa…siate pronti a rispondere
L’atto dell’evacuazione è un riflesso fisiologico innescato dalla distensione della porzione terminale dell'intestino crasso, denominata retto. L’intestino crasso si muove continuamente per favorire il rimescolamento del suo contenuto al fine di favorire il riassorbimento dell’acqua, delle vitamine e degli acidi grassi prodotti dalla flora batterica intestinale. Durante queste contrazioni il contenuto intestinale progredisce lentamente verso il retto. Nel corso della giornata l’intestino crasso è percorso tre o quattro volte da altre contrazioni, dette di massa, che accelerano il transito del contenuto dell’intestino verso il retto. Le contrazioni di massa spesso sono innescate dalla distensione dello stomaco dopo il pasto: questo spiega perché a volte lo stimolo di evacuare insorge subito dopo aver mangiato. Una volta giunte nel retto le feci ne distendono le pareti e questa distensione fa avvertire lo stimolo di evacuare. Qualora la situazione sia ritenuta appropriata ha luogo la defecazione. La contrazione dei muscoli addominali, aumentando la pressione nell’addome facilita la defecazione ma è sempre consigliabile attendere che lo stimolo inizi spontaneamente e solo a quel punto esercitare una lieve pressione per facilitare lo svuotamento. E’ evidente, quindi, che la defecazione è un riflesso di cui noi possiamo controllare volontariamente solo la parte finale decidendo di evacuare o meno se le condizioni lo permettono. Attenzione però a non trascurare lo stimolo dell’intestino ritardando di ore l’evacuazione perché con il tempo il meccanismo della defecazione si “impigrisce” favorendo, quindi, la comparsa della stipsi.

Quando si parla di stitichezza?
La stitichezza rappresenta un’alterazione delle proprie abitudini intestinali, sia nel ritmo di evacuazione, sia nelle caratteristiche abituali (forma, consistenza) delle feci. Un intestino regolare in media evacua da 3 volte al giorno a 3 volte la settimana le feci cosiddette morbide e ben formate. Nel linguaggio medico si parla di stitichezza quando una persona riferisce almeno due delle seguenti condizioni in almeno il 25% delle evacuazioni:
  • ridotta frequenza di evacuazione (inferiore alle 2-3 volte la settimana)
  • eliminazione di feci eccessivamente disidratate e/o di scarso volume
  • evacuazione dolorosa
  • eccessivo sforzo per l’evacuazione
  • necessità del ricorso ad interventi manuali per evacuare
  • sensazione di evacuazione incompleta
  • necessità del ricorso a clisteri o lassativi di vario tipo per evacuare con regolarità.

Come prevenire la stitichezza?
Per prevenire la stitichezza è fondamentale un intervento di tipo dietetico soprattutto incrementando il consumo di fibre alimentari che, aumentando la massa fecale, stimolano la peristalsi intestinale e, quindi, accelerano il transito delle feci attraverso il colon e aumentano la frequenza delle evacuazioni.
E’ dunque importante che la dieta sia ricca di frutta, verdura, riso, pane e pasta integrali. Le fibre, infatti, sono in grado di trattenere acqua, che rende più soffici le feci, e di aumentarne la massa. L’introduzione di liquidi dovrebbe essere compresa tra 1.500 e 2.000 ml al giorno cercando di bere durante tutta la giornata. Non bisognerebbe mai ignorare lo stimolo alla defecazione e bisognerebbe fare quotidianamente un po’ di attività fisica (bastano 20-30 minuti di passeggiata al giorno).

Come trattarla?
Molto spesso è possibile migliorare i sintomi modificando lo stile di vita. Può essere utile ricorrere a lassativi che aumentano il volume e la morbidezza delle feci, come i preparati a base di macrogol, una sostanza inerte non fermentabile dalla flora intestinale e non assorbibile dal tratto gastroenterico, che ha la capacità di trattenere acqua all’interno dell’intestino. Questo processo permette di ammorbidire le feci e stimolare il processo di espulsione con maggiore facilità. Questi tipi di lassativi rappresentano una valida opzione terapeutica sia nel soggetto adulto che nel bambino, nell’anziano e in gravidanza. Ovviamente se la stipsi non è un problema occasionale è opportuno rivolgersi al medico per identificare le cause del disturbo e il trattamento più adeguato.