Benessere

Perché esiste il dolore?

A volte il dolore è talmente fastidioso che non possiamo non chiederci del perché esista

Chi di noi non ha mai sperimentato un dolore di una qualche intensità? Mal di denti, mal di testa, mal di pancia, mal di piedi, solo per citare le forme più comuni (e fortunatamente meno gravi) fanno parte delle normali esperienze di vita di ognuno di noi. Il dolore è fisiologico, un sintomo vitale/esistenziale, un sistema di difesa, quando rappresenta un segnale d’allarme per una lesione tissutale, essenziale per evitare un danno. Proprio perché il dolore ha come funzione la difesa della vita, è stato definito come il quinto segno vitale, al pari di frequenza cardiaca e respiratoria, pressione arteriosa e temperatura corporea. A volte però il dolore è talmente intenso e persistente da influenzare in modo devastante la qualità della vita di chi ne soffre. Il dolore diventa un elemento patologico quando si auto-mantiene, perdendo il significato iniziale e diventando un componente, spesso predominante, di una malattia o arrivando ad essere a sua volta l’essenza intima della malattia (ad esempio la cefalea).

Che cosa è il dolore?
Il dolore rappresenta il mezzo attraverso cui l’organismo ci segnala che qualcosa non sta andando bene. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, il dolore è un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno. La percezione del dolore si compone di una parte percettiva (o neurologica) e di una parte psichica. La componente percettiva del dolore (o componente neurologica) è costituita da un circuito che rileva lo stimolo doloroso a livello dei tessuti e lo veicola al cervello. La componente psichica è responsabile della valutazione critica dell'impulso doloroso e permette di discriminare l'intensità, la qualità e il punto di provenienza dello stimolo doloroso. Le strutture cerebrali modulano anche le risposte reattive allo stimolo doloroso. Ad esempio, se si avvicina inavvertitamente la mano ad un fornello acceso il cervello immediatamente comanda l’allontanamento della mano dalla sorgente dolorosa. E’ evidente che se non esistesse il circuito del dolore il malcapitato di turno non si accorgerebbe della fonte di pericolo e finirebbe per ustionarsi la mano. Per strano che possa sembrare esistono patologie in cui la sensibilità dolorifica viene percepita meno, ad esempio per un danno alle vie nervose del dolore. Può così capitare che una delle esperienza dolorose più intense, quella dell’infarto cardiaco, a volte decorra senza dolore. Capita talora nei pazienti diabetici in cui nella fase più avanzate della patologia si può verificare una riduzione della sensibilità tattile, termica e dolorifica.

Da dove viene il dolore?
A seconda della provenienza dello stimolo doloroso si distingue un dolore somatico ed un dolore viscerale. Il dolore somatico viene chiamato superficiale se origina dalla cute, mentre se proviene dai muscoli, dalle articolazioni o dalle ossa viene definito profondo. Il dolore superficiale dà luogo a una sensazione ben localizzabile (il paziente ne indica la sede con un dito perché riesce ad individuarne con precisione la partenza). Viene definito anche dolore iniziale, perché è seguito, dopo una pausa di qualche secondo, da una sensazione di carattere sordo, urente (cioè simile a quella prodotta dal fuoco o da corpi arroventati), di difficile localizzazione e che si attenua lentamente. Il dolore profondo è in genere sordo, difficilmente localizzabile e con tendenza a irradiarsi verso i tessuti circostanti. Il dolore viscerale, ad esempio quello di una colica renale, è meno ben definito rispetto a quello somatico (il paziente in questi casi indica la sede di partenza del dolore con la mano aperta perché non riesce ad individuare con precisione il punto di origine). A volte il dolore è sia viscerale che somatico: ad esempio in caso di infiammazione della colecisti (si chiama “colecistite”) il dolore può estendersi alla parete dell’addome e diventare quindi somatico.

Il dolore a distanza
Il dolore a volte viene proiettato a distanza rispetto al viscere in cui origina lo stimolo doloroso. Alcune proiezioni a distanza, come ad esempio il dolore al braccio sinistro nel corso di un infarto miocardico o il dolore alla spalla destra in corso di colica biliare o il dolore alla schiena durante il ciclo mestruale, sono talmente frequenti da rappresentare un elemento fondamentale del quadro clinico.

L’importanza di valutare il dolore
Ogni individuo reagisce in maniera diversa ad un determinato stimolo doloroso, sulla base delle esperienze pregresse e su quella che viene definita la sua soglia del dolore. Alcune persone, ad esempio, sopportano il mal di denti e le cure odontoiatriche senza particolari problemi mentre altre sono a dir poco terrorizzate già dal solo rumore del trapano del dentista. Trattandosi di una esperienza spiacevole, alla componente neurologica del dolore si accompagna anche una carica emozionale che spesso fa la differenza in termini di sopportabilità del disturbo. Il dolore rappresenta, quindi, un’esperienza soggettiva ed è molto importante che il paziente impari a valutare quanto è forte il suo dolore tramite apposite scale di misurazione perché a seconda che la sua intensità sia lieve, moderata o severa, i farmaci che devono essere impiegati sono diversi.