Benessere

Fans: un prezioso rimedio per tanti malanni… evitiamo gli abusi

Sono farmaci di largo uso, spesso assunti per autoprescrizione. Come tutti i farmaci, vanno utilizzati con moderazione e solo quando realmente serve

Sintomi influenzali, febbre e dolori osteoarticolari rappresentano la classica indicazione all’assunzione dei farmaci antinfiammatori non steroidei, anche noti come FANS, farmaci che, come il cortisone, sono capaci di curare numerosi processi infiammatori dell'organismo, ma che non appartengono alla categoria dei cortisonici. Si tratta di una classe di farmaci piuttosto eterogenea per struttura chimica ma accomunati dal medesimo meccanismo d’azione: tutti i FANS agiscono inibendo un enzima, la cicloossigenasi, con conseguente riduzione della produzione di prostaglandine, sostanze chimiche che giocano un ruolo centrale nell’infiammazione. L’attività farmacologica di questi farmaci consiste negli effetti antinfiammatori, antidolorifici (trattamento del dolore di lieve e media intensità) ed antipiretici (riduzione della temperatura febbrile) che rappresentano la tipica indicazione d’uso di questi farmaci.

Sintomi influenzali
Raffreddore ed influenza sono tra i malanni più comuni, soprattutto tra i bambini, che vanno incontro a questi fastidiosi inconvenienti anche una decina di volte ogni anno. I sintomi influenzali non sono causati dai virus del raffreddore e dell'influenza ma dalla risposta infiammatoria del nostro organismo all’infezione con produzione di prostaglandine che, a loro volta, determinano la comparsa dei classici sintomi che accompagnano l’influenza ed il raffreddore come mal di testa, febbre, sensazione di naso chiuso dovuta alla congestione dei vasi sanguigni della mucosa nasale, starnuti, mal di gola, dolori muscolari ed articolari. La particolare efficacia dei FANS nell’alleviare i sintomi influenzali e nel favorire rapidamente la risoluzione del quadro clinico è dovuta proprio al blocco della cascata infiammatoria mediata dalle prostaglandine.

Febbre
E’ la struttura del nostro cervello a mantenere costante la temperatura corporea. Durante i processi febbrili, tuttavia, sotto lo stimolo di sostanze denominate pirogeni e prodotte da agenti microbici (pirogeni esogeni) o dalle cellule dell’organismo (pirogeni endogeni), questa si resetta temporaneamente su temperature più elevate rispetto a quella normale di 37°C.
I farmaci antipiretici abbassano la temperatura riducendo la produzione delle prostaglandine coinvolte nell’innalzamento della temperatura corporea.
Il paracetamolo e l’ibuprofene sono tra i farmaci più utilizzati per ridurre la febbre, ma si tratta di farmaci completamente diversi. Il paracetamolo inibisce la produzione di prostaglandine solo a livello del sistema nervoso centrale ed ha un effetto esclusivamente antidolorifico ed antipiretico mentre non è dotato di alcuna azione antinfiammatoria (non rientra, quindi, nella categoria dei FANS).
L’ibuprofene, a differenza del paracetamolo, agisce riducendo la produzione di prostaglandine non solo a livello del sistema nervoso centrale ma anche nei tessuti periferici. Per questo motivo svolge anche un’azione antinfiammatoria efficace nel controllare i classici sintomi di accompagnamento della febbre quali mal di gola e malessere generalizzato.
E’ bene ricordare che la febbre è una risposta adattativa, probabilmente con finalità di difesa (se fosse dannosa probabilmente si sarebbe “persa” nel corso dell’evoluzione della specie). Talora si può anche decidere di non intervenire per controllare la febbre perché una temperatura più elevata rende più difficile la riproduzione dei germi (che preferiscono la temperatura di 37°C per replicarsi) e può quindi aiutare l’organismo a difendersi meglio. Ovviamente, se la febbre supera 38.5-39°C è indicata l’assunzione di un antipiretico, anche perché di solito con questa temperatura chiunque si sente poco bene. In caso di bambini più piccoli e di soggetti a rischio, come cardiopatici, anziani, diabetici e, più in generale, pazienti debilitati è meglio evitare gestioni “artigianali” del quadro clinico, mentre negli gli altri casi dovrà essere il sano buon senso a guidare le nostre scelte terapeutiche, avendo cura di evitare sempre gli abusi.

Mal di testa e dolori osteoarticolari e muscolari
Rappresentano la classica tegola che periodicamente cade sulla testa di molti a rovinare giornate lavorative o momenti di relax. In questi casi i farmaci antinfiammatori rappresentano un rimedio prezioso grazie alla loro efficacia nell’alleviare la sintomatologia dolorosa. La scelta del farmaco è basata spesso sulla propria esperienza anche in ragione del fatto che non esistono sostanziali differenze tra i diversi FANS in termini di efficacia. All’opposto la tollerabilità, soprattutto a livello gastrointestinale, varia considerevolmente da molecola a molecola. L’ibuprofene, ad esempio, è uno degli antinfiammatori disponibili in commercio più utilizzati per il trattamento dei dolori ai muscoli e alle articolazioni per la sua efficacia e per la sua tollerabilità gastrointestinale. I FANS possono essere assunti per bocca o, a seconda dei casi, applicati localmente come pomate, gel o cerotti medicati. In tutti i casi è bene evitare gli abusi.