Benessere

Che cosa è l’endometriosi?

Il dolore è il primo sintomo, l’infertilità una delle possibili conseguenze. L’endometriosi colpisce 3 milioni di donne e la sua frequenza è in continuo aumento tanto da rappresentare una patologia sociale

Il primo sintomo è il dolore profondo nell’addome, che compare durante la mestruazione, ma anche in altri momenti del ciclo. Un dolore che non di rado viene inizialmente taciuto dalla donna e sottovalutato dai medici e che con il tempo diventa cronico. A volte si confonde con la mestruazione dolorosa (tecnicamente definita “dismenorrea”) ma, soprattutto quanto diventa ricorrente, può essere sintomo dell’endometriosi.
Ma che cos’è l’endometriosi? È una condizione caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale - quello che riveste la parete interna dell’utero e si sfalda durante la mestruazione - in aree anomale quali l’ovaio, la muscolatura dell’utero o la parete dell’intestino o della vescica. Ogni mese, durante le mestruazioni, il tessuto endometriale che si trova in queste zone anomale risponde agli stimoli ormonali tipici dell’ovulazione e dell’età fertile come il normale endometrio. Cresce in altezza durante la prima metà del ciclo e poi si sfalda, causando molto dolore e infiammazione cronica, con danni funzionali e ai tessuti degli organi colpiti. L’endometriosi fino ad un recente passato era considerata una malattia rara ma oggi in Italia ne soffrono almeno 3 milioni di donne, circa una su otto, e nella fascia di età 29-39 anni ne è affetta ben una su due.

Come si sviluppa?
La teoria più seguita è quella della mestruazione retrograda, proposta già nel 1921 dal ginecologo americano John Sampson, secondo la quale il tessuto endometriale, che al termine di ogni ciclo si sfalda e viene eliminato all’esterno con la mestruazione, potrebbe in alcuni casi risalire dall’utero lungo le tube fino a raggiungere la cavità addominale ed attecchire sul peritoneo, la membrana che riveste i visceri addominali. A supporto di questa ipotesi è l’evidenza che le ragazze che per la presenza di malformazione genitali hanno difficoltà nell’espellere all’esterno il tessuto endometriale durante la mestruazione, spesso sviluppano precocemente una estesa endometriosi. E’ verosimile, comunque, che fattori genetici ed ormonali possano giocare un ruolo non trascurabile nello sviluppo dell’endometriosi. Il fatto che questa condizione clinica sia in continuo aumento dipende in parte da una maggiore attenzione alla diagnosi e in parte potrebbe essere dovuta ad una frequenza realmente aumentata, determinata dai cambiamenti delle abitudini riproduttive e di vita. La gravidanza, infatti, che rappresenta un fattore protettivo, oggi è sempre più ritardata e gli stili di vita che favoriscono la sua insorgenza, quali una dieta troppo ricca di grassi e una scarsa attività fisica, oggi sono sempre più frequenti. Uno studio americano condotto all’Iowa University ha dimostrato, infatti, che le donne magre sono più a rischio di malattia rispetto a quelle in sovrappeso.

Come si riconosce?
La malattia spesso viene diagnosticata con un ritardo mediamente di sette o otto anni dal suo inizio perché spesso la sintomatologia viene sottovalutata. Quasi cinque anni spesi dalla donna prima di accettare o riconoscere che quel dolore non è affatto normale e i restanti impiegati dai medici per identificare la malattia. L’età tipica in cui viene diagnosticata è fra i 25-30 anni, quindi a distanza di almeno una decina di anni dalla prima mestruazione. Esordisce spesso con un dolore mestruale di intensità superiore al classico dolore mestruale, in genere ben tollerabile e tale da non interferire con le attività quotidiane. Altri sintomi frequenti, ma spesso non adeguatamente considerati, sono il dolore ovulatorio e il dolore in altre fasi del ciclo. L’iniziale dolore mestruale poi si trasforma in un forte dolore pelvico che tende a diventare cronico. Il dolore è spesso riferito al centro dell’addome ed in questi casi suggerisce un possibile interessamento dell’utero. Non di rado in questi casi la donna riferisce anche dolore durante i rapporti sessuali (tecnicamente si chiama dispareunia). La penetrazione profonda, in particolare nelle giovani, diventa quasi impossibile e spesso, dopo il rapporto sessuale, si verifica un sanguinamento. Altre volte il dolore è spostato lateralmente, soprattutto a sinistra, perché il tessuto endometriale che si trova a migrare nell’addome segue il flusso del liquido peritoneale che, sospinto dalle contrazioni dell’intestino, tende a spostarsi nell’addome da destra verso sinistra. Una visita ginecologica accurata può fornire elementi di sospetto evidenziando piccoli noduli che provocano dolore ma la diagnosi definitiva si ottiene con indagini strumentali quali la risonanza magnetica o la laparoscopia.