Alimentazione

Quel fastidioso bruciore dopo pranzo...

Chi non ha mai sperimentato un fastidioso bruciore in mezzo al petto dopo un pasto? Di seguito alcune informazioni per gestire in modo ottimale questo disturbo

Una sensazione di bruciore in mezzo al petto, soprattutto dopo un pasto “pesante” è una di quelle esperienze che più o meno tutti abbiamo provato nel corso della vita. Invero in non poche persone questo disturbo ricorre piuttosto spesso, a volte addirittura con frequenza giornaliera, e limita non poco la qualità di vita. La colpa è del reflusso del succo gastrico in esofago il cui sintomo caratteristico è proprio il bruciore retrosternale (tecnicamente noto come “pirosi”), spesso accompagnato dalla sensazione di risalita del contenuto dello stomaco lungo l’esofago, a volte fino alla parte posteriore della bocca (il cosiddetto rigurgito). Il disturbo è soprattutto frequente dopo i pasti perché con lo stomaco pieno è più facile che il suo contenuto risalga verso l’esofago. Se poi si ha la cattiva abitudine di distendersi dopo aver mangiato certamente la possibilità che si verifichino episodi di reflusso aumenta. Alcuni alimenti inoltre sono particolarmente mal tollerati da chi soffre di reflusso gastroesofageo perché riducono temporaneamente la funzionalità dello sfintere esofageo inferiore, una valvola che regola il passaggio del cibo dall’esofago allo stomaco.

Che fare per evitare questi “disturbi”?
Prevenire è meglio che curare. Uno stile di vita sano, che comprende un’attività fisica regolare ed un’alimentazione adeguata nelle quantità e nella composizione dei pasti è senza dubbio il primo strumento che abbiamo per proteggerci dal reflusso gastroesofageo. Evitare pasti abbondanti, bevande gassate, alcolici, cibi grassi e speziati e, più in generale tutti quegli alimenti che chi soffre di reflusso gastroesofageo impara a riconoscere (…e, auspicabilmente, ad evitare) è senza dubbio utile nel ridurre la frequenza e l’intensità dei sintomi. Non sempre, tuttavia, queste misure non farmacologiche consentono di eliminare i fastidiosi disturbi da reflusso gastroesofageo, soprattutto il bruciore postprandiale. In questi casi l’uso di farmaci specifici è senza dubbio consigliato perché la persistenza dei sintomi indica un’irritazione continua del succo gastrico acido sulla mucosa dell’esofago, che nel tempo può determinare la comparsa di complicanze non trascurabili quali ad esempio un restringimento dell’esofago con conseguente difficoltà al transito degli alimenti. Esistono in commercio, anche come “prodotti da banco”, diversi rimedi farmacologici di documentata efficacia nel controllare i sintomi del reflusso gastroesofageo.
I farmaci antiacidi riducono il grado di acidità del succo gastrico e, quindi, attenuano la sua azione irritante nei confronti dell’esofago. Un antiacido classico è il ben noto “rimedio della nonna”: la “punta di un cucchiaio” di bicarbonato sciolto in mezzo bicchiere d’acqua. Il sollievo è in genere immediato ma la durata dell’effetto è piuttosto limitata.
I farmaci antisecretori, invece, sono prodotti che con diverso meccanismo di azione riducono la produzione di acido da parte dello stomaco e, quindi, l’azione irritante del succo gastrico eventualmente refluito in esofago. Questi farmaci, come pure gli antiacidi, non prevengono il reflusso del succo gastrico in esofago ma ne riducono solo l’effetto irritante perchè ne riducono l’acidità.
I farmaci antireflusso, infine, a differenza dei precedenti, sono molto efficaci nel ridurre la frequenza e l’intensità degli episodi di reflusso gastroesofageo perché si dispongono sopra il contenuto dello stomaco a formare una sorta di “tappeto galleggiante” che impedisce la risalita verso l’alto del succo gastrico.
Ne sono un esempio i preparati a base di alginati, particolarmente efficaci perchè formano un “tappeto galleggiante” con una trama molto robusta.
Esistono in commercio anche formulazioni a base di alginati addizionati di prodotti antiacidi che si dispongono nella trama di questo “tappeto galleggiante” neutralizzando l’acidità del succo gastrico sottostante. In questo modo eventuali piccoli reflussi che dovessero sfuggire allo strato di alginati non esercitano un effetto irritante perché il loro grado di acidità è modesto. Questo specifico meccanismo di azione dei preparati a base di combinazione alginati+antiacidi è particolarmente vantaggioso non solo perché previene il reflusso acido in esofago ma anche perché riduce l’acidità in eccesso del succo gastrico, che può essere anche causa di una cattiva e fastidiosa digestione.
E’ bene, ovviamente, che chi soffre di reflusso gastroesofageo condivida sempre con il proprio medico le misure di volta in volta adottate.