Alimentazione

Che cosa è l’esofagite?

Un fastidioso bruciore in mezzo al petto, soprattutto quando insorge dopo un pasto un po’ troppo pesante, può essere espressione di un’infiammazione dell’esofago

L’esofagite è un’infiammazione del rivestimento interno dell'esofago, detto mucosa, e, il più delle volte è dovuta ad una prolungata esposizione al materiale acido dallo stomaco refluito in esofago. La mucosa dell’esofago, a differenza di quella che riveste lo stomaco, è adatta a sopportare bene lo sfregamento determinato dal passaggio degli alimenti, mentre non tollera l’esposizione a sostanze irritanti quali l’acido presente nel succo gastrico. Questa scarsa resistenza della mucosa dell’esofago agli agenti irritanti dipende dalla sua particolare struttura a strati sovrapposti (epitelio pavimentoso pluristratificato). Gli strati più superficiali mano a mano desquamano, spontaneamente o per l’attrito con gli alimenti e vengono rimpiazzati dalle cellule giovani che derivano dagli strati più profondi. Questa particolare struttura conferisce alla mucosa una buona resistenza meccanica che le permette di tollerare le sollecitazioni a cui è sottoposta durante il transito degli alimenti. Nell’esofago mancano però le ghiandole presenti nello stomaco, le quali producono un muco che stratificandosi sulla mucosa la protegge dal contatto con l’acido. Peraltro, anche se nell’esofago fossero presenti queste ghiandole, il muco prodotto verrebbe continuamente portato via dagli alimenti in transito e non riuscirebbe a stratificarsi sulla mucosa. In condizioni fisiologiche in realtà la mucosa dell’esofago viene in contatto poco o nulla con il succo acido dello stomaco, perché gli episodi di reflusso sono rari e di breve durata. Individui normali hanno ogni giorno brevi episodi di reflusso gastro-esofageo (normalmente meno di 50 e di durata inferiore a 4 sec) che non causano né sintomi né lesioni all’esofago; questi episodi di reflusso, che possiamo definire “fisiologici”, sono soprattutto frequenti nel periodo post prandiale. Nel momento in cui gli episodi di reflusso diventano più frequenti e duraturi, l’esofago ne risente dando segni del suo “disagio” con un fastidioso dolore in mezzo al petto.

Sintomi senza… lesioni?
Lo spettro delle manifestazioni cliniche dell’esofagite spazia da disturbi lievi, occasionali (30% dei casi), a manifestazioni persistenti con possibili complicanze (5-20% dei casi). Il sintomo più tipico è la pirosi, un bruciore in sede retrosternale, con irradiazione verso l’alto, più spesso notturno o postprandiale, in genere alleviato dagli antiacidi. Molto spesso la pirosi è accompagnata da rigurgito, ossia dal ritorno in esofago e faringe di materiale gastrico. Questi sintomi fortunatamente non sono sempre accompagnati da lesioni a carico dell’esofago, le quali si osservano in genere in meno del 50% dei pazienti. Quando la sintomatologia da reflusso esofageo non si accompagna ad alcuna evidenza di danno a carico della mucosa esofagea, si parla di “malattia da reflusso non erosiva” o NERD (acronimo di “non-erosive reflux disease”). Le lesioni che possono prodursi a livello esofageo in corso di esofagite sono diverse e possono essere: erosioni non confluenti, singole o multiple, le quali si sviluppano su una singola plica longitudinale della mucosa esofagea; erosioni multiple situate su più pliche longitudinali; erosioni confluenti che possono estendersi per tutta la circonferenza dell’esofago. Nelle forme più gravi possono svilupparsi lesioni più importanti come ulcere e restringimenti dell’esofago le quali possono creare problemi al transito del cibo, tal volte al punto da impedire al paziente di alimentarsi. La complicanza più temibile è senza dubbio lo sviluppo di una neoplasia a livello esofageo, condizione spesso preceduta dallo sviluppo del cosiddetto “esofago di Barrett”: una condizione caratterizzata dalla sostituzione della mucosa che riveste internamente l’esofago con un mucosa simile a quella dell’intestino, la quale espone il paziente ad un aumentato rischio di sviluppare una neoplasia dell’esofago.

Come si cura l’esofagite?
L’esofagite dipende nella larga maggioranza dei casi dalla ripetuta e prolungata esposizione della mucosa esofagea al succo gastrico acido. Per questo motivo la strategia terapeutica più efficace è rappresentata dalla prevenzione degli episodi di reflusso esofageo. Le misure non farmacologiche rappresentano certamente il primo approccio terapeutico e prevedono la limitazione, se non l’eliminazione, dei cibi e delle bevande che stimolano la produzione di acido a livello gastrico, come caffè, cacao, cibi speziati, fritti e grassi, alcolici e bevande gassate. Chi soffre di esofagite da reflusso in genere impara piuttosto rapidamente quali sono gli alimenti peggio tollerati. Per favorire la digestione, la cosa migliore sarebbe quella di fare una breve passeggiata dopo aver mangiato. E’ consigliabile, inoltre, evitare di distendersi subito dopo i pasti, e ridurre, se necessario, il peso corporeo, in quanto la pressione che il peso esercita a livello addominale può favorire il reflusso gastroesofageo. Anche il fumo di tabacco va evitato perché, riducendo il tempo di svuotamento gastrico, favorisce il reflusso gastroesofageo. Nel caso in cui l’approccio non farmacologico non riesce a dominare completamente i disturbi, è bene ricorrere all’assunzione di prodotti che riducono l’acidità del succo gastrico, quali gli antiacidi e i farmaci che riducono la secrezione acida, o che sono efficaci nel prevenire gli episodi di reflusso. A questo riguardo, i preparati a base di alginati sono particolarmente efficaci perché si stratificano sul contenuto gastrico e impediscono il reflusso in esofago. Attualmente sono disponibili in commercio prodotti preparati a base di alginati addizionati con antiacidi, i quali formano un gel che neutralizza l’acidità stratificata al di sopra del contenuto gastrico in prossimità della giunzione gastroesofagea, punto in cui l’acidità del succo gastrico tende ad essere maggiore.