Alimentazione

Che cosa è l’ernia iatale?

Rigurgiti acidi, bruciore di stomaco e difficoltà digestive potrebbero essere spia di un'ernia iatale; vediamo di cosa si tratta

Si stima che ne soffrano addirittura 6 persone su 10, spesso senza saperlo. L’ernia iatale, infatti, nella larga maggioranza dei casi non da disturbi rilevanti. Tecnicamente consiste nella risalita di una parte dello stomaco dalla cavità addominale nel torace attraverso il diaframma, il muscolo che separa i polmoni dagli organi addominali. Alcuni cenni di anatomia ci aiuteranno a capire di cosa stiamo parlando.

Quando sospettare la presenza di ernia iatale?
Come si è detto molto spesso l’ernia iatale non da sintomi e passa del tutto inosservata. Non di rado rappresenta un rilievo occasionale nel corso di un esame endoscopico motivato magari da disturbi digestivi che con l’ernia iatale non hanno nulla a che vedere. Tuttavia va considerato che la “migrazione” di parte dello stomaco nel torace può interferire con quei complessi meccanismi che a livello della giunzione gastro-esofagea impediscono la risalita del succo gastrico in esofago. In questi casi, evidentemente, avremmo dei disturbi riconducibili al reflusso esofageo quali una sensazione di bruciore in mezzo al petto (si chiama “pirosi”), spesso irradiato verso l’alto e frequentemente ad insorgenza notturna o postprandiale, oppure il ritorno in esofago e faringe di materiale gastrico, spesso favorito dalla postura, in assenza di nausea, conati, contrazioni del diaframma e della parete addominale (si chiama “rigurgito”). In questi casi il quadro clinico può venire ulteriormente intensificato da abitudini che possono aumentare l’acidità gastrica (ad esempio caffè e fumo di sigaretta) o aumentare la pressione entro l’addome (ad esempio pasti copiosi o abiti troppo stretti o l’abitudine di coricarsi subito dopo aver mangiato). Una volta posto il sospetto di ernia iatale la diagnosi può essere confermata con un esame radiografico con pasto baritato (si scattano radiografie mentre il paziente sorseggia una sostanza opaca ai raggi X, il bario, che permette di visualizzare il transito del bolo alimentare lungo l’esofago fino allo stomaco) oppure con un esame endoscopico (si chiama “esofagogastroduodenoscopia”) che vedendo lo stomaco e l’esofago “da dentro” consente di individuare anche la presenza di segni di infiammazione della mucosa che riveste internamente questi organi.

Come guarire dall’ernia iatale?
Nella larga maggioranza dei casi non è necessario ricorrere all’intervento chirurgico a meno che l’ernia non raggiunga dimensioni voluminose o ci sia il rischio che la parete dello stomaco possa essere danneggiata. La terapia chirurgica può essere effettuata anche in videolaparoscopia (ossia introducendo uno strumento attraverso una piccola incisione sulla parete addominale) ed è indicata soprattutto nei pazienti giovani, con reflusso esofageo severo, che non rispondono bene al trattamento medico, nei quali si prospetta un trattamento farmacologico per tutta la vita. Questa soluzione non sempre tuttavia è completamente risolutiva perché esiste il rischio che l'intervento non porti ai risultati sperati. Un numero non trascurabile di pazienti, infatti, è costretto ad assumere farmaci, magari a dosaggi inferiori, anche dopo la correzione chirurgica del problema. La scelta di ricorrere alla chirurgia va dunque presa con particolare cautela. Se l’ernia iatale è asintomatica è evidente che non è richiesta nessuna terapia specifica se non le misure dietetiche e comportamentali che possono favorire il ritorno stabile dello stomaco nella sua sede naturale. Perdere peso se si ha qualche chilo di troppo ed evitare sforzi intensi a favore di una attività fisica di intensità lieve moderata sono certamente misure efficaci. La “classica” passeggiata di 30 minuti di buon passo, almeno tre volte a settimana è un vero toccasana per l’organismo. Limitare il consumo di cibi molto grassi a favore di alimenti a basso contenuto calorico, ma allo stesso tempo ricchi di nutrienti, consumare molta frutta e verdura, evitare pasti abbondanti (meglio piccoli pasti frequenti) avendo cura di mangiare lentamente così da ridurre al minimo la pressione addominale ed evitare il consumo di caffeina e bevande alcoliche che aumentano l’acidità gastrica sono altri consigli da seguire con scrupolo. Se sono presenti disturbi da reflusso gastroesofageo (soprattutto pirosi e rigurgito) è utile assumere prodotti a base di alginato che impediscono il reflusso del contenuto gastrico in esofago limitando, quindi, la comparsa dei fastidiosi disturbi.