Persona

Colon irritabile

Quante volte abbiamo sentito parlare di “colite” per indicare i disturbi più vari? Nella larga maggioranza dei casi si tratta di “sindrome del colon irritabile”

“L’addome è la tomba del clinico” dicevano i vecchi medici che in epoche in cui la diagnostica strumentale era ancora limitata ai Raggi X ben conoscevano la difficoltà che sempre si incontravano nell’interpretare i disturbi addominali. Invero la sintomatologia derivante da un funzionamento non ottimale dei visceri addominali può essere proteiforme e confondente, soprattutto quella a provenienza dall’intestino che con la sua lunghezza di diversi metri finisce per spostarsi in ogni recesso dell’addome. La sindrome del “colon irritabile” non fa eccezione a questa regola perché rappresenta una sorta di “grande mimo” capace di dare segno di se con sintomi molti diversi e che possono raggiungere anche una notevole intensità. Senza dubbio il colon irritabile rappresenta la problematica gastroenterologica che più frequentemente induce il paziente a recarsi dal medico.

Come accorgersi del colon irritabile?
I sintomi più frequenti sono rappresentati dal dolore addominale e dalle irregolarità dell’alvo. Il dolore può essere diffuso a tutte le zone addominali ma è soprattutto frequente a livello nella parte laterale ed inferiore sinistra dell’addome (fianco e fossa iliaca sinistra) mentre meno frequentemente si estende alla regione lombare o alle spalle. Il dolore, in genere fastidioso ma spesso non molto intenso, a volte compare dopo il pasto e tende ad alleviarsi fino a risolversi con l’evacuazione di feci e gas. La stipsi rappresenta il secondo sintomo caratteristico del colon irritabile e può essere tale da consentire l'evacuazione solo dopo uso di lassativi o clisteri. Spesso la stipsi si alterna con scariche di feci di consistenza ridotta, raramente notturne ed accompagnate o meno da dolore addominale. Nell'intestino irritabile in genere si alternano periodi di stipsi e diarrea intervallati da periodi di normalità nella evacuazione. Altri “sintomi di accompagnamento” spesso riferiti dai pazienti sono il meteorismo con senso di gonfiore addominale, borborigmi (“rumori” generati dal movimento dell’intestino), nausea e a volte, mal di testa, facile stancabilità, difficoltà alla concentrazione e talora anche palpitazioni e disturbi nella minzione. La sindrome da intestino irritabile ha un andamento cronico con fasi di quiescenza e periodi di riacutizzazione della sintomatologica soprattutto in concomitanza di periodi di maggiore stress emotivo o fisico. La patologia ha decorso benigno, e non determina generalmente compromissione delle condizioni generali anche se nei casi in cui la stipsi è particolarmente ostinata possono formarsi di diverticoli del colon, emorroidi e ragadi e prolasso rettale a causa dei prolungati sforzi per la defecazione. La diagnosi di sindrome del colon irritabile è essenzialmente clinica, cioè basata sui sintomi riferiti dal paziente che, tuttavia, se compaiono per la prima volta, dopo i 40 anni, o se variano improvvisamente possono costituire un’indicazione ad approfondimenti diagnostici per precisare la natura dei sintomi.

Quali rimedi?
La terapia deve contrastare i sintomi prevalenti. Per il dolore si usano farmaci antispastici che agiscono riducendo lo spasmo intestinale. Conviene utilizzare i prodotti a cui il paziente risponde meglio e/o alternare i farmaci fra loro. Il meteorismo può essere combattuto con disinfettanti intestinali e probiotici che regolarizzano la flora batterica intestinale. In caso di diarrea è opportuno ridurre il carico alimentare di fibre e alimenti ricchi di fruttosio e sorbitolo. In caso di stipsi è utile ricorrere a lassativi che aumentano il volume e la morbidezza delle feci, come i preparati a base di macrogol, una sostanza inerte non fermentabile dalla flora intestinale e non assorbibile dal tratto gastroenterico, che ha la capacità di trattenere acqua all’interno dell’intestino. Questo processo permette di ammorbidire le feci e stimolare il processo di espulsione con maggiore facilità.

La pancia fatta a… scacchi
Per indicare la sede dei disturbi addominali i medici usano dividere l’addome in 9 riquadri, i “quadranti”, tre su ciascuno dei due lati e denominati dall’alto in basso “ipocondrio”, “fianco” e “fossa iliaca”, rispettivamente destri e sinistri, e tre al centro denominati dall’altro in basso “epigastrio”, “mesogastrio” ed “ipogastrio”. In questo modo è facile capirsi parlando, ad esempio, di dolore epigastrico suggestivo di una gastrite o di dolore in fossa iliaca destra che potrebbe far pensare ad una appendicite acuta, o ancora di dolore in fossa iliaca sinistra esteso al fianco sinistro che potrebbe fare pensare, appunto, al “colon irritabile”.