Archivio categoria 'Ricerca'

Cibi zuccherini in abbondanza? Obesità quasi assicurata

Mangiare troppi alimenti zuccherini favorisce l’obesità? La scoperta dell’acqua calda?! No, oggi il tutto ha un fondamento scientifico grazie a una ricerca condotta presso l’Università australiana di Monash e guidat dal prof. Zane Andrews. Lo studio, pubblicato sul magazine scientifico Nature, mostra come subito dopo il pasto alcuni neuroni, denominati Pomc, e preposti a limitare l’appetito, subiscono un vero e  proprio attacco da parte dei radicali liberi, attacco che diventa ancora più massiccio se si consumano cibi ad alto valore zuccherino. Anno dopo anno i neuroni Pomc vengono così danneggiati a tal punto da non svolgere più la loro azione di barriera contro la fame e, di conseguenza, favorendo l’insorgere dell’obesità.


Rheb, l’oncogene responsabile del proliferare delle cellule cangerose

Ricercatori americani, con la partecipazione di un gruppo di ricerca guidato dall’italiano Pier Paolo Pandolfi, hanno identificato un particolare gene, denominato Rheb, responsabile delle crescita delle cellule. Si tratta di un oncogene che, se modificato, trasforma una cellula sana in una cellula tumorale. La scoperta, ora, consentirà agli scienziati di mettere a punto farmaci antitumorali con un’efficienza senza eguali.


Soffri di diabete? Te lo dice una fotografia della retina

Una nuova tecnica sembra possa essere utilizzata per diagnosticare il diabeta. Si tratta di una procedura non invasiva che consiste nel fotografare la retina dell’occhio. Il test consente di evidenziare con fluorescenza le cellule della retina danneggiate dalla malattia. Secondo il prof. Howard Petty della University of Michigan’s Kellogg Eye Center, uno dei ricercatori che ha messo a punto la nuova tecnica, il metodo permette, in poco più di un minuto, di capire se si è affetti da diabete e quali scompensi lo stesso ha causato nell’organismo.

Consumi tanti succhi di frutta? Sei a rischio diabete!

Alcuni ricercatori della Tulane University School of Public Health and Tropical Medicine di New Orleans, guidati dalla prof.ssa Lydia A. Bazzano, hanno appurato che i consumatori abituali di succo di frutta hanno un aumento del  18% della percentuali di rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2. Il test ha visto coinvolti 4529 persone. Si è altresì appurato che, invece, il consumo quotidiano di almeno tre porzioni di frutta fresca e/o verdura, diminuisce il rischio del 18%.

Un bebè che sorride dà medesimo effetto della droga alla madre

Un recente studio pubblicato sul magazine Pediatrics, e condotto da ricercatori del Baylor college di Houston, ha appurato che il sorriso di un bambino, attiva nel cervello della  madre alcune zone neurali preposte al piacere e alla gratificazione, le medesime aree stimolate dal sesso, dalle droghe e dal cibo. Lo studio ha visto impegnate 28 mamme in una serie di test nei quali gli scienziati hanno osservato mediante  risonanza magnetica l’attività del cervello. Dinanzi al sorriso del pargolo, le aree del piacere venivano letteralmente “inondate” da dopamina.

Una crema capace di annientare il virus dell’HIV

I ricercatori Andrew Pask e Roger Short dell’università di Melbourne, hanno messo a punto una particolare crema capace di creare una sorta di preservativo in grado di proteggere l’uomo dall’attacco del virus dell’HIV. Applicando la crema, a base di estrogene femminili, sulla pelle interna del prepuzio viene potenziata la difesa naturale contro il virus, il tutto grazie alla creazione di una pellicola di cheratina (componente principe di unghie e capelli), in grado di creare una vera e propria barriera insuperabile dal virus. I due ricercatori pensano che il nuovo ritrovato, se impiegato su larga scala, possa dimezzare la diffusione dell’AIDS.

Bastano cinque minuti perché si formi il virus HIV

Grazie a degli speciali microscopi di ultima generazione, alcuni scienziati della Rockefeller University di New York sono riusciti per la prima volta a esaminare, in tempo reale, come avviene l’aggregazione di migliaia di molecole in cellula atta a creare il virus dell’HIV. Grazie ai nuovi telescopi è possibile osservare accuratamente tutto quanto avviene sulla superficie cellulare, mettendo in secondo piano tutto il resto. In appena 5 minuti, il virione, ovvero la singola particella dell’Hiv, riesce ad assemblarsi e dare così vita al virus dell’AIDS. Nel momento in cui la produzione cellulare è cospicua, la membrana esterna della cellula si gonfia, si stacca dalla cellula madre ed è pronta per proliferare. L’esperimento potrebbe aprire la via per capire come agiscono anche altri virus, cercando nel contempo una soluzione per la debellarli. Fonte: Repubblica

Scoperto come impartire al corpo l’ordine di far crescere il tessuto osseo

Presso l’Università olandese di Twente, nel dipartimento di Tecnologia Biomedica, si è messa a punto una particolare tecnica che consente di stimolare la crescita delle ossa. Grazie alla scoperta, in un imminente futuro, sarà così possibile, partendo da cellule staminali di un paziente, creare delle strutture nuove ad hoc, femori, ossa fratturate e non più ricostruibili etc. Link per approfondimenti

Un test che potrebbe predire l’età della menopausa

Un semplice esame del sangue potrebbe presto dare modo alle donne di capire quanti anni restano loro prima che si manifesti la menopausa. Si tratterebbe di uno strumento che potrebbe aiutare molte donne a capire il periodo di fertilità rimanente e pianificare così una gravidanza. Il test è stato messo a punto presso la Queensland University of Technology dal prof. Malcolm Faddy. L’esame del sangue secondo il prof. Faddy darebbo modo di verificare i livelli dell’ Anti-müllerian hormone (AMH) e riflettere, di conseguenza, il numero di follicoli ancora presenti nelle ovaie delle donne. Lo studio sarà pubblicato nel mese di giugno sulla rivista Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism. Fonte

L’ibuprofene per combattere l’insorgere dell’Alzheimer

Una recente scoperta mette in evidenza come l’utilizzo di ibuprofene è associato a un minor rischio di ammalarsi di Alzheimer. Lo studio è stato pubblicato sul magazine medico della American Academy of Neurology, Neurology, e ha visto gli scienziati impegnati nell’esaminare, per cinque anni, una serie di volontari. Coloro che negli anni avevano utilizzato con una certa costanza farmaci a base di ibuprofene hanno manifestato una percentuale del 40% in meno di ammalarsi di Alzheimer. Non tutti i FANS (Farmaci Antiflogistici Non Steroidei) comunque sembrerebbero dare il medesimo risultato, inoltre, sarà anche necessari o appurare se il solo ibuprofene  è il vero responsabile della regressione del rischio di demenza o se realmente ci sono altri fattori chiavi da individuare, magari, proprio nel problema che fa si che la persona assuma l’ibuprofene. Fonte

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