Archivio categoria 'Genetica'

Rheb, l’oncogene responsabile del proliferare delle cellule cangerose

Ricercatori americani, con la partecipazione di un gruppo di ricerca guidato dall’italiano Pier Paolo Pandolfi, hanno identificato un particolare gene, denominato Rheb, responsabile delle crescita delle cellule. Si tratta di un oncogene che, se modificato, trasforma una cellula sana in una cellula tumorale. La scoperta, ora, consentirà agli scienziati di mettere a punto farmaci antitumorali con un’efficienza senza eguali.


Bastano cinque minuti perché si formi il virus HIV

Grazie a degli speciali microscopi di ultima generazione, alcuni scienziati della Rockefeller University di New York sono riusciti per la prima volta a esaminare, in tempo reale, come avviene l’aggregazione di migliaia di molecole in cellula atta a creare il virus dell’HIV. Grazie ai nuovi telescopi è possibile osservare accuratamente tutto quanto avviene sulla superficie cellulare, mettendo in secondo piano tutto il resto. In appena 5 minuti, il virione, ovvero la singola particella dell’Hiv, riesce ad assemblarsi e dare così vita al virus dell’AIDS. Nel momento in cui la produzione cellulare è cospicua, la membrana esterna della cellula si gonfia, si stacca dalla cellula madre ed è pronta per proliferare. L’esperimento potrebbe aprire la via per capire come agiscono anche altri virus, cercando nel contempo una soluzione per la debellarli. Fonte: Repubblica


Scoperto come impartire al corpo l’ordine di far crescere il tessuto osseo

Presso l’Università olandese di Twente, nel dipartimento di Tecnologia Biomedica, si è messa a punto una particolare tecnica che consente di stimolare la crescita delle ossa. Grazie alla scoperta, in un imminente futuro, sarà così possibile, partendo da cellule staminali di un paziente, creare delle strutture nuove ad hoc, femori, ossa fratturate e non più ricostruibili etc. Link per approfondimenti

Al secondo mese di gravidanza puoi sapere il sesso del tuo futuro figlio

Se fino ad oggi era necessario attendere almeno la fine del quarto mese di gestazione per scoprire il sesso del futuro nascituro, oggi, grazie a un nuovo test sviluppato da un laboratorio di ricerche spagnolo, sarà possibile conoscere il sesso del nascituro già a partire dal secondo mese. Si tratta di un metodo non invasivo e capace anche di diagnosticare talune malattie come l’emofilia o la distrofia muscolare. Il metodo Lorgen consiste nel prelevare un campione di sangue della madre, e tramite alcune particolari tecniche forensi, separare il Dna del feto alla ricerca della presenza del cromosoma Y, cromosoma la cui esistenza è assodata solo nei maschietti.  Secondo i ricercatori la tecnica assicura un grado di affidabilità superiore al 98%. Prezzo: tra i 120,00 e i 130,00 euro

Scoperto un altro gene responsabile dell’obesità

Dopo aver scoperto il gene Fto, la ricerca compie un ulteriore passo in avanti identificando una variante del già noto gene Mc4r. Si cerca così di avere una mappatura chiara degli agenti genetici responsabili dei famigerati chili di troppo in un individuo. Una ricerca del Genetics of Energy Metabolism Consortium di Cambridge e della Oxford University,coordinata dal prof. Mark McCarthy e svolta in collaborazione con 77 istituzioni, comprendenti ricercatori inglesi, americani, francesi, tedeschi, italiani, finlandesi e svedesi, ha così portato alla scoperta di una variante vicina al recettore dell’ormone melanocortina 4. Si è scoperto che gli individui  che presentano le varianti di entrambi i geni Fto e Mc4r, sulla bilancia addebitano circa 3,8 chili in più rispetto agli altri individui, chili che scendono a 1.5Kg nel caso in cui l’individuo presenti solo la variante del gene Mc4r

Un gene che rallenta lo sviluppo del cancro

Scienziati dell’Us National Cancer Institute hanno individuato un particolare gene, denominato  Brd4, che, almeno nelle cavie di laboratorio, regredisce la crescita del tumore fino a dieci volte rispetto alle cavie prive del gene. Come dire una tecnica che permetterebbe ai dottori di prendere tempo prezioso, sperando nella possibilità offerta dalla scienza di trovare una cura definitiva. L’idea è stata quindi quella di provare l’esperimento anche su esseri umani, e così è stato. La sperimentazione ha avuto luogo anche su un gruppo di pazienti e ha dimostrato un tasso di sopravvivenza molto più alto, quasi il doppio,  rispetto ai malati privi del gene. Prima che si possa avere certezza completa, comunque, sarà necessario approfondire gli studi. Fonte: Repubblica.it.  Link per approfondimenti

All’Istituto Rizzoli prende vita una nuova tipologia di pelle anti rigetto

L’Istituto Rizzoli di Bologna e la banca della cute dell’Asl di Cesena hanno messo a punto un metodo che consente da una pezzo di pelle di un donatore di eliminare le cellule responsabili del rigetto in caso di trapianti. La tecnica consente di eliminare ogni presenza di DNA e quindi rendere il nuovo derma capace di “dialogare” perfettamente con il corpo di chi lo riceverà. Fonte ANSA

A Firenze si scopre l’elisir di lunga vita

Ricercatori fiorentini diretti dal prof. Gianfranco Liguri e dalla prof.ssa Cristina Cecchi sono riusciti a sintetizzare una nuova biomolecola in grado di opporsi all’invecchiamento delle cellule dovuto al logorio da parte dei radicali liberi. Le cellule prese in esame sono state prelevate da pazienti affetti dal morbo di Alzheimer. La sostanza viene prodotta da due composti presenti nell’organismo, è efficace per prevenire l’insorgere di processi degenerativi del cervello dovuti a malattie del sistema nervoso centrale come la demenza senile. Si continua ora con la sperimentazione.

Individuato un recettore per la ricrescita dei capelli

Ricercatori dell’Università di Bonn, afferenti al gruppo di ricerca di Regina Betz dell’Istituto di Genetica Umana, hanno individuato un recettore, il P2RY5, posto sula cellule dei follicoli piliferi e la relativa sostanza capace di attivarlo: l’acido lisofosfatidico (LPA).  Si tratta di un elemento basilare per la crescita dei capelli. Potrebbe quindi essere alla base per lo studio di nuovi farmaci capaci di combattere la caduta dei capelli. Lo studio sarà pubblicato sul magazine Nature Genetics

Le cellule staminali per riparare le fratture delle osse

Alcuni ricercatori inglesi dell’Università di Edimburgo stanno mettendo a punto un sistema che permette l’autotrapianto delle cellule staminali autologhe, permettendo loro di crescere e assumere le sembianze di ossa e cartilagini. L’impalcatura studiata dal team è formata da una sorta di rete semi-rigida, impregnata di un opportuno farmaco per far posizionare e differenziare le staminali dove è realmente necessaria la loro presenza. Il test sull’uomo potrebbe avvenire entro un paio di anni. Link per approfondimenti. Fonte AdkKronos

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