Archivio Marzo, 2008

Un apporto elevato di vitamina D nell’infanzia può prevenire insorgere del diabete di tipo 1

Una recente ricerca inglese, che ha visto coinvolti ragazzi seguiti dalla nascita fino all’età di 15 e 30 anni, ha appurato che un consistente utilizzo di vitamina D nelle prime fasi della vita, può evitare il pericolo di ammalarsi di diabete tipo 1 da adulti. I neonati trattati con vitamina D, da adulti ridurrebbero le probabilità di ammalarsi del diabete del 29%. La vitamina D svolge un ruolo primario nel sistema immunitario, e inoltre protegge contro citochine indotta da una disfunzione delle cellule beta del pancreas. La ricerca ha evidenziato che l’assunzione, quattro volte la settimana, di 10mg di vitamina D, nella forma di olio di fegato di merluzzo, riduce il rischio di diabete di tipo 1 del 19%, assunta cinque, sei volta la settimana il rischio di riduce al 26%. Ricordiamo che la vitamina D viene anche prodotto dall’esposizione al sole. Link per approfondimenti


Un chip per ridare la vista a molte tipologie di persone non vedenti

Ci siamo, il famoso occhio bionico sembra ora essere una consistente realtà, se ne è parlato per decenni ma ora, grazie a un team di ricercatori tedeschi degli istituti di Marburg, Aquisgrana ed Essen, sembra essersi concretizzata la possibilità di ridare la vita, al momento solo in bianco e nero, ad alcune tipologie di videolesi, nella fattispecie quelle colpiti da malattie come la retinitis pigmentosa o simili, che annientano le cellule sensoriali della membrana ma non intaccano il nervo ottico. Il piccolo processore da impiantare nell’occhio viene collegato ad una sorta di piccola camera che riprende le immagini e le trasforma in segnali decodificabili dal cervello. La novità risiede nel collegamento al sistema nervoso, collegamento che non avviene tramite cavi ma mediante segnali radio, ovvero, quindi, con un minor rischio di rigetto. Il passo successivo sarà quello di integrare il tutto su occhiali da vista e consentire anche di vedere i colori. Fonte: Repubblica.it


I flavonoidi per mantenere l’intelletto sempre verde

Una ricerca condotta dall’Osservatorio NI – Centro Studio dell’Alimentazione Nutrition Foundation of Itaty, ha appurato che un consumo massiccio di flavonoidi aiuta a mantenere attiva la mente, soprattutto nelle persone in età avanzata. I flavonoidi, con il potente potere antiossidante permettono di eliminare i radicali liberi, oltre ad avere anche un effetto antinfiammatorio. I cibi ricchi di tale elemento sono soprattutto mirtilli, lamponi, more, mele, albicocche, uva, pompelmo, ciliegie, limoni e arance. Sono altresì presenti anche nel tè verde e nei semi di soia.

Un gatto in casa per ridurre il rischio d’infarto del 30%

Una ricerca condotta presso l’Università del Minnesota, guidata da Adnan Qureshi e che ha visto interessati  4.435 cittadini americani (con età compresa tra i 30 e 75 anni), ha appurato che la presenza di un gatto in casa permette di contrastare l’insorgere di malattia cardiovascolari, in primis l’infarto. Si avrebbe fino a una riduzione del rischio del 30%. Secondo l’autore della ricerca, anche se non dimostrato, il medesimo effetto dovrebbe essere nel caso di altri animali domestici, tipicamente un cane. Il gatto in caso contrasterebbe alcuni meccanismi di stress tipicamente premonitori di problemi cardiovascolari. Link per approfondimenti

Consumare cibi con molto magnesio riduce rischio di ictus nei fumatori

Una dieta con cibi ad alto contenuto di magnesio può ridurre sensibilmente il rischio di ictus nei fumatori (si parla di una percentuale del 15%), questo è quanto emerge  da una recente ricerca condotta presso il Karolinska Institute e guidata dalla d.ssa Susanna Larsson. La ricerca suggerisce un consumo di 589mg/giornalieri di magnesio nel quintile più alto, 373mg nel quintile più basso. L’apporto di magnesio nella dieta avviene prevalentemente con l’assunzione di cereali, vegetali dalla foglia verde, legumi, acqua con particolare contenuto di questo minerale. Fonte e approfondimenti

I fumi prodotti dal Diesel modificano l’attività cerebrale

Un recente studio, condotto da un team della Zuyd University e guidato dal dr. Paul Borm, ha appurato che i fumi emessi da un motore diesel alterano alcune funzioni cerebrali.  Un test è stato effettuato su un campione di 10 uomini, con età compresa tra i 18 e i 39 anni, e privi di ogni disturbo neurologico o psicopatico. Gli stessi sono stati sottoposti a fumi diesel diluiti nell’aria e nel contempo sono stati analizzate le loro funzioni cerebrali tramite opportuni sensori. Il risultato ha mostrato un aumento dell’attività della corteccia frontale sinistra dopo e durante l’esposizione ai gas. Il dr.Borm ha spiegato che probabilmente, ma non vi è nessuna certezza, l’aumento dell’attività cerebrale è dovuto al passaggio nel cervello delle nano particelle di fuliggine del emesse dal diesel. Altra ipotesi è data dall’odore sprigionato dai gas, odore che in qualche modo potrebbe influenzare in alcuni individui la corteccia cerebrale. Lo studio è stato pubblicato sul magazine Particle and Fibre Toxicology. Fonte e approfondimenti

Dalle lucertole una nuova cura per il diabete

Si chiama Exenatide, è un nuovo farmaco per la cura del diabete, prodotto da Lilly Italia e da oggi disponibile anche nelle farmacie italiane. Il principio attivo si ricava dalla saliva della lucertola e regola la produzione d’insulina riducendo,  quindi, la percentuale di zuccheri nel sangue.

L’olfatto per meglio coordinare l’utilizzo delle mani

Una ricerca pubblicata sul magazine americano PLoS coordinata dal professor Umberto Castiello dell’Università di Padova, appura come il senso dell’olfatto non ha sole funzionalità di percezione degli odori bensì ha un ruolo importante anche nell’interazione degli oggetti da parte delle mani. Tale ricerca sfata così la teoria di Darwin secondo la quale l’olfatto nell’evoluzione umana rappresenta solo un senso di livello inferiore. Fonte

Arriva la macchina che legge il pensiero

Un team di ricercatori con a capo il professor Jack Gallant dell’università della California a Berkeley ha messo a punto un nuovo dispositivo in grado di leggere quello che la mente umana vede, non solo nella realtà quotidiana ma anche nel mondo dei sogni. Il test ha avuto luogo mostrando a delle persone 120 immagini diverse da osservare, bene, la macchina è riuscita nel 90% dei casi a segnalare correttamente quale delle 120 immagini la persona stava realmente osservando in quel momento. La tecnica impiegata consiste nel decodificare i segnali del cervello. Gallant al Daily Telegraph ha dichiarato: “al momento ci è solo possibile determinare quale immagine un gruppo di persona ha osservato, senza poter predire realmente a cosa stia pensando una  persona”, la strada è ancora lunga ma la scienza in questo campo sta proprio facendo passi da gigante. Fonte

Russare frequentemente aumenta il rischio di ictus e infarto

Uno studio condotto presso l’Università di Budapest e pubblicato sul magazine Sleep, ha dimostrato che russare con una certa frequenza, e soprattutto con pause respiratorie (apena), aumenta il rischio di malattie cardiovascolari come infarto del miocardio e ictus. Il test effettuato su un campione di 12.600 persone ha dimostrato che chi russava con insistenza riporta un rischio di incorrere in un attacco cardiaco del 40%, 67% invece quello di subire un ictus. Fonte

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