Archivio Marzo, 2008

La forma del cuore ne attesta lo stato di salute

Uno studio condotto presso la Sapienza di Roma, i cui risultati saranno oggi presentati al Congresso dell’American College of Cardiology di Chicago ha appurato che più la forma del cuore di un essere umano somiglia ad un’ellisse maggiori sono le probabilità che si tratti di un cuore di ottima salute, viceversa, se la forma è più somigliante a una sfera. Si è giunti a questa conclusione dopo l’esame di numerose ecocardiografie tridimensionali messe a confronto ed esaminando, nel contempo, lo stato di salute del paziente.


Studenti meno brillanti se portati a fare domani quello che si può fare oggi

Uno studio condotto presso L’Università dell’Ohio ha messo in evidenza come gli studenti che spesso rinviano i propri impegni a data da destinarsi siano meno brillanti rispetto a chi svolge i propri compiti nei tempi giusti. Dalla serie non fare domani quello che puoi fare oggi. La cosa è ancora più preoccupante se si pensa che vi sia anche un forte legame con la salute. Un esame che ha visto impiegati 254 volontari, ha appurato che il pigro di turno è più soggetto ad ammalarsi, con frequenti fenomeni ansiosi che si tramutano in problemi digestivi, insonnie, insomma tutti quei fenomeni che possono scatenarsi quando ci si trova a dover affrontare un problema all’ultimo minuto.


Un campione di saliva per effettuare le medesime analisi generalmente effettuate col sangue

Alcuni ricercatori americani sono riusciti a identificare tutte le proteine presenti nella saliva, ne hanno individuato 1.116. Una scoperta che permetterà di compiere diversi esami diagnostici senza prelevare dal paziente neanche una goccia di sangue, bensì basterà prelevare un piccolo campione di saliva. Infatti, il 20% delle proteine che trovano posto nella saliva, sono altresì presenti nel sangue, questo quanto dichiarato da uno dei ricercatori, Fred Hagen della University of Rochester Medical Center di New York. Il test è stato svolto analizzando la saliva di 23 uomini e donne di diverse razze. Le proteine sono state identificate grazie a degli spettrometri di massa. Tra le proteine quelle che diagnosticano il diabete, il morbo di Alzheimer, quello di Parkinson e di Huntington, nonché alcune che diagnostico cancro al seno e al colon. Fonte

Obesi a 40 anni? Rischio di Alzheimer e demenza durante la vecchiaia

Studiosi americani hanno pubblicato su Neurology una ricerca secondo la quale chi soffre di obesità entro i primi 40 anni di vita, ha una maggiore probabilità di ammalarsi di Alzheimer e altre forme di demenza durante la vecchia. Il team di ricercatori ha analizzato 6500 persone e ricavato dati che attestano il rischio del 3,6% in più. La percentuale scende al 2,3% nel caso in cui non si è obesi ma comunque c’è quella pancetta che fa sì d’essere in sovrappeso. Fonte Ansa.it

Parrucchieri, barbieri, estetiste a rischio per l’esposizione ad agenti cancerogeni

Un comitato scientifico internazionale ha appurato che parrucchieri, barbieri ed estetiste sono a serio rischio, in quanto in continuo contatto con sostanze cancerogene presenti nei prodotti come tinture per capelli e affini. In particolare ricerche compiute negli ultimi 15 anni hanno rivelato un piccolo ma costante aumento dei casi di cancro alla vescica nei parrucchieri. Lo stesso comitato ha però rivelato che i dati epidemiologici relativi all’uso di tinture per capelli ad uso personale, non ha dato risultati tali da giungere alla conclusione che le stesse manifestano cancerogenicità. In ogni caso un dato di fatto è che le seguenti componenti, spesso contenute nelle tinture, sono o potrebbero essere cancerogene: orto-toluidina (un’ammina aromatica), 4-cloro-orto-toluidina,4,4′-Methylenebis, coloranti basati su Benzidina (base organica utilizzata per la preparazione di alcuni coloranti). Fonte

Un nervo che trasporta gli odori dell’innamoramento…

Cos’è che fa scattare l’interesse verso una persona? E’ una domanda la cui risposta lascia aperto un dibattito che potrebbe non terminare mai. Ma ora un gruppo di scienziati, guidati dalla d.ssa Laura Berman del Centro Berman di Chicago, sembrano aver trovato una risposta scientifica alla domanda. Si tratta di un nervo olfattivo, denominato Nervo O, che si ritiene possa essere il canale entro il quale i ferormoni (sostanze chimiche emesse dal corpo che, percepite attraverso l’olfatto da individui della stessa specie, ne attivano particolari reazioni comportamentali, tra cui l’interesse verso l’altra persona) raggiungono le zone del cervello preposte agli interessi per l’altro sesso. La ricerca ha appurato che più dissimili sono gli enzimi chimici (come dire i profumi emessi) captati dal nervo O tra due persone che stanno insieme, maggiore sarà la probabilità che la coppia procreerà e avrà un rapporto d’amore sincero e durevole. Una chicca anche per le donne che utilizzano la pillola contraccettiva. A quanto pare l’utilizzo della pillola porta a emettere degli odori che il nervo O capta come segnale verso gli uomini del tipo “stammi lontana”, un processo naturale che cerca di mantenere forte il legame tra i coniugi al fine di mantenere nel migliore dei modi la prole. La pillola, infatti, in un certo senso, farebbe credere al corpo di essere incinte e quindi di emettere degli odori che invece di attirare un partner, cercano di evitarlo. Fonte

Sei minuti di pisolino al giorno per rinfrescare la memoria

Una ricerca condotta dal dr. Olaf Lahl dell’Università di Dusseldorf, ha dimostrato che brevi pisolini durante il giorno, bastano soli 6 minuti contigui, possono dare un vero salto di qualità alla memoria, tanto quanto ne darebbe un’intera notte di sonno. Il test ha visto impegnati un team di volontari in un singolare test. E’ stato chiesto loro di memorizza una lista di 30 parole, quindi si è concessa agli stessi un’ora di pausa. Ad alcuni dei volontari è stato chiesto di compiere, durante l’ora di relax, un piccolo pisolino di almeno 6 minuti, ad altri di rimanere svegli cercando qualche svago. Si è quindi appurato che chi aveva avuto modo di sonnecchiare, ha ricordato molte più parole rispetto a chi era rimasto sveglio. Fonte

Una nuova cura contro il Parkinson sembra dare ottimi risultati

Una notizia pubblicata sul magazine Nature Medicine riporta come un team del Memorial Sloan-Kettering Institute, guidato da Lorenz Studer, sia riuscito a creare delle cellule staminali ad hoc per curare topi malati di Parkinson. Tale possibilità apre ora la sperimentazione sull’uomo. La tecnica utilizzata è la medesima ormai utilizzata svariate volte nella clonazione, ovvero il trasferimento nucleare da cellule somatiche atto alla creazione di cellule staminali. Le cellule così ottenute sono state impiantate nel cervello della cavia, migliorando, fin da subito, il Parkinson e non procurando problemi di rigetto. Si apre ora il problema etico per l’utilizzo delle cellule sull’uomo, infatti, si tratta pur sempre di un’operazione che prevede la creazione di embrioni da poi utilizzare meramente per scopi terapeutici.

Trasfusioni di sangue vecchio. Dopo due settimane mette a rischio vita dei pazienti

Scienziati della Cleveland Clinic hanno pubblicato uno studio sul New England Journal of Medicine (numero del 20 marzo 2008) nel quale attestano che il sangue impiegato per le trasfusioni, se più vecchio di 14 gironi, mette a rischio la vita del paziente. Si passa da una percentuale di morte dell’1,7% al 2,8%. Il fattore principale del deterioramento del sangue sarebbe dovuto al trasformarsi dei globuli rossi. I ricercatori hanno esaminato i dati di 6.002 pazienti che avevano ricevuto trasfusioni di sangue tra il 30 giugno 1998 e il 30 gennaio 2006 a seguito di intervento di sostituzione di una valvola cardiaca o intervento di bypass cardiaco. 2872 pazienti avevano ricevuto sangue prelevato meno di 14 giorni prima della trasfusione, 3130 invece sono stati i pazienti con sangue prelevato più di due settimane prima. Oltre la percentuale di morte innalzata, i ricercatori hanno anche appurato che la percentuale di dover ricorrere ad una intubazione prolungata è passata dal 9,7% al 5,6%, l’insufficienza renale, invece, si è manifestata il 2,7% contro l’1,6%, la sepsi il 4,0% contro il 2,8%. Fonte e approfondimenti

Mele, fragole e arance rosse per ridurre il rischio di infarto

Uno studio condotto nell’ambito del progetto europeo FLORA dalla ricercatrice Marie-Claire Toufektsian dell’Università di Grenoble ha appurato, in un esperimento di laboratorio condotto su delle cavie da laboratorio, che un’alimentazione ricca di molecole responsabili della colorazione di molti frutti, può proteggere il cuore dagli infarti. In particolare, la classica colorazione rossa delle mele, delle fragole, delle arance rosse o, ancora quella blue dell’uva fragola, delle prugne, dovuta essenzialmente alla presenza di autocianine, pigmenti antiossidanti della famiglia dei flavonoidi, svolgerebbe un ruolo significativo nella riduzione del rischio d’infarto. La ricerca sulle cavie ha visto somministrare alle stesse due tipologie di mais, quello standard e quello blu, ovvero una tipologia di mais, ricco di autocianine e ottenuto dal dipartimento di Scienze biomolecolari e biotecnologie dell’università di Milano con tecniche di coltivazione tradizionali senza modificazioni di tipo transgenico. Fonte

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