Archivio Gennaio, 2008

Scoperto un metodo per recuperare la memoria persa

Alcuni scienziati si sono imbattuti per caso in una scoperta che potrebbe dare nuova speranza a pazienti affetti dal morbo di Alzheimer e di altre patologie che causano la perdita di memoria. Durante uno studio su 30 pazienti sofferenti di obesità si è notato che l’innesto di alcuni elettrodi in determinate porzioni del cervello afferenti l’ipotalamo, con conseguente stimolazione degli stessi ha sortito in alcuni degli stessi l’affiorare di ricordi risalenti a 30 anni prima. Il professor Lozano, neurochirurgo al Toronto Western Hospital in Canada,  ha dichiarato: “Si tratta del primo caso in cui degli elettrodi impiantati nel cervello hanno sortito l’effetto di far risvegliare la memoria“. Link per approfondimenti


Arriva anche in Italia il primo pacemaker wireless

Presso l’Ospedale Maggiore di Crema , nella fattispecie presso l’unità operativa di cardiologia diretta da Giuseppe Inama , si sta sperimentato una nuova tipologia di pacemaker, prodotto dalla Medtronic, e già utilizzato con successo in America su circa 150.000 pazienti cardiopatici. La particolarità del nuovo pacemaker è data dall’essere wireless, ovvero può inviare i dati di funzionamento direttamente ad un PC, o a un qualunque dispositivo in grado di interpretarli, senza fili, ovvero così come avviene per la trasmissione dei dati nei comuni apparati wireless di un personal computer. Il test inizialmente interesserà circa 150 pazienti del territorio cremonese. Grazie al nuovo pacemaker i pazienti, spiegano i medici, “ trasmettono i dati direttamente all’ospedale tramite il CareLink Network, la rete ideata da Medtronic. In questo modo sono sempre in contatto con il cardiologo, che viene avvisato con e-mail o sms e visualizza le condizioni del paziente sul computer”.


Dipendenza da fumo nascosta in due geni del DNA

Alcuni ricercatori dell’Università della Pennsylvania hanno identificato due geni, Alpha3 e alpha5, legati alla produzione della proteina che lega la nicotina al cervello. L’assuefazione dal fumo di sigaretta sostanzialmente sarebbe legata a questi due geni, gli autori sperano ora che, grazie ad un’attenta analisi genetica sia possibile individuare quale metodo risulti più efficace per smettere di fumare. Link per approfondimenti

10 anni più giovane se pratichi almeno 3 ore di sport la settimana

Una ricerca condotta da Lynn Cherkas del King’s College di Londra e resa pubblica sugli Archives of Internal Medicine ha dimostrato che chi pratica sport risulta, biologicamente parlando, almeno 10 anni più giovane di chi svolge una vita sedentaria. Lo studio ha preso in esame 2401 coppie di gemelli geneticamente identiche; dei due fratelli uno praticava assidua attività sportiva, l’altro svolgeva una vita più rilassata. L’unità di misura impiegata per analizzare l’età biologica, sono stati i telomeri, ovvero strutture terminali dei cromosomi che, con il passare del tempo, si riducono sensibilmente. Dai test effettuati sulle coppie di gemelli, basterebbero tre ore e mezzo la settimana di attività sportiva per far si che il processo di ossidazione dei telomeri subisca un netto ritardo, giovando quindi all’intero corpo. Fonte Repubblica.it

Consumare caffè, anche in modo moderato, aumenta il rischio di aborto spontaneo

Una recente scoperta dimostra come il caffè, anche se assunto moderatamente, può rivelarsi pericoloso per le donne in gravidanza. Infatti, secondo lo studio, può aumentare notevolmente il rischio di aborto spontaneo. Nella fattispecie, chi assume quotidiananente 200mg di caffeina, ha un rischio del 15% maggiore rispetto a chi non ne assume. Il rischio sale al 25% se la dose supera i 200mg (circa 2 tazze). La caffeina attraversa la placenta, andando a danneggiare il feto. Uno dei ricercatori ha affermato: “sarebbe bene astenersi completamente dal caffè nelle prime 12 settimane di gravidanza”. In realtà non solo il caffè contiene caffeina, quindi attenzione a tutti i prodotti che ne possono contenere dosi pericolose. Link per approfondimenti. Fonte

Bassi livelli di testosterone aumenta il rischio di fratture in uomini con più di 60 anni

La statistica dice che un uomo che ha avuto una frattura dovuta ad ossa osteoporotiche corre un rischio maggiore di 3-4 volte rispetto ad una donna della medesima età di incorrere in una seconda frattura. Un team di ricercatori guidati da Christian Meier dell’Università di Sydney, ha avvalorato tale tesi, grazie ad uno studio eseguito su un gruppo di 609 uomini, con età media 72,6 anni, tra il gennaio 1989 e il dicembre 2005. All’inizio degli studi per ogni individuo è stata preparata un’apposita cartella clinica nella quale sono stati annotati stili di vita e densità minerale ossea. Lo studio ha appurato come nei soggetti con bassi livelli di testosterone ed età superiore ai 60 anni, vi è stata una netta incidenza di aumento delle fratture ossee, l’incidenza è stata ovviamente verificata a parità di condizione del soggetto (stile di vita, fumatori, densità minerale ossea, etc.)

Il pompelmo come rimedio per il colesterolo

Alcuni ricercatori israeliani hanno appurato che se nella propria dieta si inserisce il pompelmo, i sofferenti di colesterolo alto, possono trarne giovamento. Nella fattispecie il pompelmo rosso si è dimostrato un vero toccasana. C’è comunque il rovescio della medaglia, infatti, se da un lato il frutto permette di abbassare i livelli di colesterolo cattivo, dall’altro può ritardare il metabolismo di alcuni farmaci per il cuore. E’ evidente, quindi, che per i soggetti cardiopatici è necessario parlarne con il proprio medico curante.

Creato in laboratorio primo embrione-clone umano

La Stemagen, società californiana, ha annunciato per la prima volta al mondo, di avere creato un embrione-clone umano a partire da una cellula della pelle. Secondo il team di ricerca si è riusciti in questo grande traguardo scientifico grazie all’opportuna modifica di una cellula usando cellule somatiche di due uomini e ovuli di tre donne. Sono stati così generati 21 embrioni, 5 dei quali sono sopravvissuti e cresciuti fino allo stato di blastocisti. A questo stadio dello sviluppo, si sono formate le cellule staminali embrionali con lo stesso patrimonio genetico del donatore della cellula della pelle. Fonte RAI

Un esame per rivelare il rischio di ammalarsi di tumore alla prostata

La ProActive Genetics, società formata da ricercatori della Wake Forest University School of Medicine ha messo a punto una nuova tecnica che permette, a partire da un campione di saliva o di sangue, di identificare varianti di geni del DNA che possono predire l’insorgere del cancro alla prostata nell’uomo. Lo studio ha appurato che la presenza di questi geni aumenta, di 4-5 volte in più rispetto agli uomini privi dei geni, di ammalarsi di tumore. Il test sarà disponibile in poche settimane e, come riferito da un portavoce della compagnia, il costo sarà inferiore ai $300. Lo studio sarà pubblicato nel numero 31 del New England Journal of Medicine. Link per approfondimenti

La cheratina aiuta la ricrescita dei tessuti nervosi

Una proteina presenta nei capelli umani, nella fattispecie, la cheratina, sarebbe capace di dare nuova linfa ai tessuti nervosi favorendone la ricrescita in caso di recisione o traumi degli stessi. La scoperta la si deve ad alcuni scienziati della Wake Forest University School of Medicine, a detta di uno dei ricercatori, il dottor Mark Van Dyke, “abbiamo riscontrato che i nervi sottoposti a trattamento con cheratina, riesco a recuperare le loro normali funzionalità in un tempo molto minore e più consistentemente”. Finora la riparazione di un nervo si è ottenuta mediante impianto di una “prolunga” nervosa prelevando un pezzo di nervo da zone del corpo in cui ve ne sono abbastanza. Altra tecnica consiste nel creare una zona tubolare vuota tra i due nervi recisi e favorire la ricrescita tramite del collagene. L’idea dei ricercatori è proprio quella di sostituire il collagene con elementi a base di cheratina.

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