Archivio Dicembre, 2007

Un gene il responsabile dell’invecchiamento della pelle. Lo hanno bloccato…

Howard Chang della Stanford University School of Medicine ha di recente scoperto che basta bloccare l’azione di un solo gene per evitare l’invecchiamento della pelle, anzi per addirittura fare in modo di ringiovanirla. L’esperimento è stato svolto su una cavia da laboratorio, bloccando il gene NF-Kappa-B, si è dimostrato che appena dopo due settimane la pelle dei roditori era simile a quella di esemplari più giovani. Una scoperta, che se i testi appureranno possa essere impiegata senza rischi di alcuna sorta sugli esseri umani, potrà rivoluzionare il nostro viver quotidiano. Fonte: Scientific American


Sfatato il mito della cioccolata

Secondo quanto scritto dalla rivista The Lancet, il tanto ambito cioccolato, croce (se pensiamo alle calorie ingerite) e delizia di molti palati, non sarebbe poi così salutare, o meglio, lo potrebbe essere, quello fondente, se le aziende non lo trattassero per alleggerirne il retrogusto fin troppo amaro. Sapore troppo amaro che sarebbe proprio dovuto a uno dei principi del cacao, i flavonoidi, toccasana per la circolazione sanguigna. Purtroppo è difficilissimo trovare una barretta di cioccolato la cui etichetta riporti il contenuto di flavonoidi, un’indicazione che le case produttrici preferiscono omettere. Insomma, niente antiossidanti e tante calorie per uno degli alimenti più amati da tutti. Fonte


La birra per combattere la leucemia

Un gruppo di ricercatori, guidati dalla prof.ssa Adriana Albini dell’Istituto Scientifico MultiMedica di Milano e dalla prof.ssa Nicoletta Ferrari, dell’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova ha riscontrato nel luppolo, il componente principale della birra, il polifenolo xantumolo, un potente antiossidante che anche a basse dosi limita la proliferazione delle cellule leucemiche, provocando l’apoptosi delle stesse. Fonte

Un chip analizza il sangue e scova possibili tumori

Presso il Massachusetts General Hospital di Boston (BioMEMS) è stato messo a punto un microprocessore in grado di identificare le cellule malate di cancro che si disperdono nel sangue, le cellule tumorali circolanti (CTC). Fino ad oggi si conosceva la presenta di tali cellule ma, visto il loro esiguo numero, non è mai stato possibile esaminarle a fondo. Il chip è ora in fase di studio e si spera quanto prima possa diventare uno strumento da fornire a diversi laboratori di analisi e centri oncologici. Link per approfondimenti (lingua inglese)

Sensazione di freddo? La responsaibile è una proteina

E’ stata denominata TRPM8, è la proteina che dà la sensazione fisica del freddo. E’ stata individuata da alcuni scienziati americani dell’Università della California diretti dal prof. David McKemy. La scoperta è stata resa possibile grazie ad alcuni esperimenti su cavie da laboratorio. Nella fattispecie, mediante avanzate tecniche di ingegneria genetica, si è riusciti a identificare i nervi che produco la proteina, osservando mediante un processo di fluorescenza dei neuroni come la proteina viaggia tra le terminazione nervose del corpo.

Registrato il suono del DNA

Carlo Ventura, docente di Biologia molecolare dell’università di Bologna e il fisico James Gimzewski,  dell’università di Los Angeles e i loro rispettivi team hanno brevettato una nuova tecnica che permette di registrare una sorta di musica proveniente dai movimenti del Dna. Ventura ha spiegato: “Il nostro genoma - spiega - è fatto da una miriade di anse, di ripiegamenti che non hanno solo la funzione di ‘impacchettare’ i circa due metri della molecola del Dna in poche decine di millesimi di millimetro di diametro del nucleo. Per molto tempo - aggiunge - si è pensato che queste anse servissero a guadagnare spazio, ma oggi sappiamo che, pur facendo parte del cosiddetto Dna ’spazzatura’, cioè che non codifica alcuna proteina, hanno una precisa funzione di ‘architettura. I ripiegamenti del Dna sono dinamici nell’assemblarsi e nel disassemblarsi e questo loro muoversi in continuazione viene trasmesso a strutture del citoscheletro fino a creare una vibrazione sulla superficie della cellula. Questa vibrazione è compresa nell’arco di frequenze udibili dall’orecchio umano: dunque, non abbiamo fatto altro che sviluppare un approccio in grado di rilevare questi suoni. E quello che emerge è che questi rumori sono in qualche modo ’specifici’ per quello che la cellula sta facendo in termini di espressione di geni, in quel momento”. Ora si cercherà di capire se il suono può essere utilizzato per indirizzare le cellule a compiere determinati lavori. Fonte

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